Intervista: IGNAZIO FRESU “L’essere è divenire”

Intervista a Ignazio Fresu: “L’essere è divenire”

 

Il sabato del villaggio Ignazio Fresu- Il Sabato del Villaggio

“Dunque da tutto ciò si deduce […] che nessuna cosa di per sé è una, ma sempre nasce rispetto ad un’altra; e che il verbo «essere» va soppresso dappertutto, benché noi molte volte e anche poco fa fummo costretti a servircene dall’abitudine e dalla mancanza di scienza. Invece, come dice il discorso dei sapienti, è necessario non concedere nulla, né di uno né di me, né questo né quello né qualsiasi altro nome che stia fermo, ma è necessario dire secondo natura che le cose nascono, vengono fatte, muoiono, si alterano; perché quando uno con il discorso mette qualcosa ferma, facendo questo può essere facilmente rimproverato”. (Platone, Teeteto, 155 a3 – 157 b8).

Questo passo ci introduce al tema del divenire e della conoscenza delle cose che divengono e che, perciò, trasformandosi, ci invitano a rivedere la nostra conoscenza su di esse che non può essere ferma, stabile, data, costituita una volta per tutte, ma necessita di divenire insieme alle cose stesse, di trasformarsi con loro.

La contraddizione  è solo apparente. Siamo immersi in uno stabile divenire e ne siamo parte, “in fieri” noi stessi. E’ l’unità del molteplice, affrontata da tutte le tradizioni filosofiche del mondo e tema caro alle riflessioni spirituali.

La nostra conoscenza delle cose è sottoposta all’inganno dei sensi, la realtà spesso non è quella che appare, lo si scopre avvicinandoci, sperimentando, provando. Di tutto ciò si occupa Ignazio Fresu nel suo donarci un invito alla scoperta, alla riflessione avventurosa sulla conoscenza delle cose.

Cenere IIgnazio Fresu-Cenere

Fresu, attraverso le sue opere, apre lo spettatore ad una realtà che sì, può anche essere ciò che appare, ma è anche un molto altro tutto da scoprire lungo un percorso che è possibile compiere semplicemente grazie alla vera osservazione, fatta non solo di sguardo dell’occhio ma anche di quello sguardo che il pensiero sa lanciare. La struttura delle opere di Fresu non vuole ingannare, non vuole essere “il genio maligno” di Cartesio ma un invito a sfogliare i vari strati dell’essere senza dualismo, senza opposizione per integrare e accogliere apparenza e sostanza. Non è la realtà ad ingannarci bensì il nostro sguardo superficiale.

Di Fresu,  Sara Paradisi su Wikipedia scrive:

“Le sue opere sono basate sul contrasto tra realtà ed apparenza, sull’inganno generato dallo sguardo frettoloso. Ogni cosa è esattamente l’opposto di ciò che appare e nessuno sembra accorgersene. Il metallo non è metallo, ma spesso cartone o polistirolo travestito da metallo. L’usura e l’ossidazione dei materiali sono soltanto un abile gioco di interventi manuali. La leggerezza è travestita da pesantezza. Gli equilibri precari sono calibrate composizioni statiche. L’acqua viene riprodotta attraverso materiali tecnologici come il plexiglas e il vetro. Giocare con i materiali e con il concetto di apparenza è uno dei modi di Ignazio Fresu per collegarsi alle tematiche del divenire, della trasformazione dell’uomo e delle cose operata dallo scorrere del tempo così come al concetto della bellezza precaria ed effimera”.

Il sabato del villaggio IIIgnazio Fresu-Il Sabato del Villaggio

Ignazio Fresu invita ad una osservazione fondata sul pensiero, sull’esperienza carnale dell’opera grazie all’interazione dello spettatore, e soprattutto sulla consapevolezza del divenire della vita.

Abbiamo chiesto a Fresu di aiutarci a riflettere sul mondo dell’infanzia nel suo rapporto con l’arte. Il mondo in cui viviamo può ingannare facendo apparire le cose solo per ciò che non sono.  Depista costantemente l’attenzione verso un altrove inafferrabile. Chimere che si spostano  nel momento in cui tentiamo di raggiungerle e in questo rincorrerle si riduce sempre di più la nostra capacità di cogliere il tempo presente con tutta la sua pienezza.

I bambini, gli adolescenti, tutti necessitiamo di rafforzare il nostro contatto con l’esserci e con la sostanza della realtà.

Cenere II Ignazio Fresu-Cenere

Prima di leggere il punto di vista che, gentilmente, l’artista ha voluto donarci, è utile rileggere questo scritto di Seneca, tratto da “Il tempo”.

“I giorni migliori fuggono, non c’è dubbio,
se ci si lascia travolgere da faccende
di ben poca importanza.
Così la vecchiaia sorprende gli uomini quando,
nello spirito, non sono ancora cresciuti,
e li coglie impreparati e inermi;
non l’avevano previsto infatti;
e ci si trovano dentro da un momento all’altro,
senza aspettarselo: non si rendevano conto
che la vecchiaia si avvicina un po’ tutti i giorni.
Succede anche in viaggio: chi si lascia distrarre
da una piacevole conversazione o dalla lettura di
un libro o da un pensiero inesistente
si accorge di essere già arrivato prima ancora di
rendersi conto che si sta avvicinando;
così pure questo viaggio della vita,
ininterrotto e veloce, che noi facciamo sempre
con lo stesso passo da svegli e nel sonno,
a chi è sempre affaccendato
si manifesta solo al suo termine”.

Cenere IIIIgnazio Fresu-Cenere

Per essere aggiornati sulle prossime installazioni e per approfondire la conoscenza di questo straordinario artista, le cui opere affrontano temi filosofici e spirituali di ampio respiro, rimandiamo al suo sito personale:

http://ignaziofresu.blogspot.it

http://ignaziofresu.blogspot.it/p/opere-works.html

https://www.facebook.com/profile.php?id=1111683482&fref=ts

https://www.facebook.com/pages/Ignazio-Fresu-visual-artist/51939967031

Cenere IVIgnazio Fresu-Cenere

 

Chiara: ho avuto la fortuna di conoscerti attraverso alcune delle tue installazioni. Come si è delineata in te la scelta di esprimerti in questo modo, anziché attraverso altre forme artistiche?

Ignazio: l’installazione come forma artistica si è prepotentemente imposta nel mio percorso artistico all’età di 18 anni durante il primo anno dell’Accademia. Maturai rapidamente la consapevolezza che le forme espressive basate sull’immagine bidimensionale come la pittura e la fotografia, così come anche quella tridimensionale della scultura, fossero insufficienti a  rendere l’idea della forma espressiva che intendevo realizzare.  Neppure la performance ed il video che proprio in quegli anni stava prendendo le mosse attraverso il videotape, seppure da me inizialmente utilizzate, non mi soddisfacevano in quanto implicano un tempo prestabilito e determinato, dal quale le altre forme d’arte visiva sono svincolate. Una sostanziale libertà di fruizione che solo l’arte visiva e l’architettura consentono. E’ proprio questa vicinanza tra arte visiva e architettura che mi hanno portato a scegliere l’installazione come forma d’arte preminente per approdare alla quarta dimensione dove lo spazio e il tempo sono sensorialmente tangibili e il fruitore interagisce con l’opera fino a diventarne parte.

Il sabato del villaggio III

Ignazio Fresu-Il Sabato del Villaggio

il sabato del villaggio IV

Ignazio Fresu-Il Sabato del Villaggio

Chiara: come vivevi la tua dimensione artistica quando eri  bambino e come la conciliavi con gli obblighi scolastici?

Ignazio: sin dalla primissima infanzia il mio gioco preferito consisteva nel ritagliare, incollare, disegnare e colorare. Questo era per me naturale anche se vedevo che i miei familiari si stupivano di questo mio comportamento che poi in età scolare mi distraeva moltissimo dagli impegni scolastici causando preoccupazione ai miei genitori. Il disegno che durante la scuola elementare accompagnava sempre tutti i compiti, occupava di gran lunga di più il mio interesse.

oggetti smarriti

Ignazio Fresu-Oggetti Smarriti

Chiara: hai mai fatto o pensato di fare un’opera dedicata ai bambini?

In tutti i miei  lavori ricerco una dimensione di fruizione più ampia possibile, sia da un punto di vista formale che dei contenuti. La prerogativa che considero più importate è quella di essere in grado di destare interesse sia nei bambini che negli adulti, sia nelle persone al di fuori dalle tematiche dell’arte, che in quelle più addentro. In questo senso tutte le mie opere sono dedicate anche ai bambini, alcune però destano in loro maggiore curiosità come ad esempio “Il sabato del villaggio” realizzata con i giocattoli, “Memento” con i banchi di scuola, “Cenere” con una moltitudine di oggetti e fotografie o “Nel pensier mi fingo” realizzata con scatole piene d’acqua.

Cenere VIgnazio Fresu-Cenere

Ultima CenaIgnazio Fresu-Ultima Cena

Chiara: quali sono stati gli artisti che hanno ispirato di più il tuo sviluppo personale?

Ignazio: sono stati gli artisti del movimento dell’Arte Povera. Mi sono formato attraverso le loro opere oltre che sulla Minimal Art e la Land Art. Ma mi sento profondamente legato a  tutta l’arte da quella preistorica, sino all’arte più contemporanea, quella di questi giorni. C’è un misterioso e invisibile filo conduttore che tiene insieme tutto.

Cenere VIIgnazio Fresu-Cenere

Chiara: come vedi il rapporto arte ed educazione pensando ai bambini di oggi?

Ignazio: grazie alle moderne didattiche, alle applicazioni pedagogiche ed in generale alla considerazione che si ha dei bambini oggi, questi godono di una libertà espressiva e formale che fino a qualche decennio fa era assolutamente inconcepibile. La messa al bando degli stereotipi: la casetta con il tetto rosso, l’albero con la palla verde, il sole con i raggi, eccetera  e le costrizioni formali, consentono un rapporto più diretto e immediato con l’arte che diventa già dai primi anni di vita un importante elemento di stimolo e di crescita sia intellettuale che spirituale.

 

quel che resta
Ignazio Fresu-Quel che resta

 

 

 

 

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